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Il reportage di MARCO IMARISIO sul CORRIERE DELLA SERA e LA REPUBBLICA

Il reportage di MARCO IMARISIO sul CORRIERE DELLA SERA e LA REPUBBLICA

Dal G8 a Pantani, da Calipari al disastro della Concordia

I l giornalismo non è in crisi. Sono in crisi i giornalisti. I quotidiani non sono mai stati tanto letti, sia pure su piattaforme diverse: non c rete televisiva o radiofonica che non abbia la sua rassegna stampa, e poi ci sono il web, gli smartphone, gli I pad I giornalisti non rischiano di perdere la professione: ci sarà sempre bisogno di contenuti non banali e non falsi. I giornalisti rischiano di perdere se stessi.

Stanno crescendo un paio di generazioni per cui i confini del mondo coincidono con i confini della propria testa: l è tutto, i fatti non sono nulla. Il rischio è diventare giornalisti da salotto, con l la partita Iva, i fan in rete, un linguaggio aggressivo e violento, una maschera di immediata riconoscibilità televisiva, come il dottor Balanzone o Colombina. Personaggi; e il confine tra il personaggio e il caratterista, o l è labile. Poi ci sono i pochi che questo rischio non lo corrono. Reporter con la valigia sempre pronta. Cronisti che i direttori e i caporedattori possono spedire ovunque su un delitto, a un processo, in guerra, ma anche alle Olimpiadi, a un congresso di partito, a fare un importante sapendo che porteranno a casa il servizio, presto e bene.

Marco Imarisio è uno di questi. L conosciuto a Genova, nei giorni del G8: un ragazzone ancora dolorante per le manganellate ricevute per raccontare gli scontri in presa diretta, con gli occhi e il naso rossi per i lacrimogeni (un cronista della stessa specie, Fiorenza Sarzanini, era conciata anche peggio). Ora Il Saggiatore ha deciso di stampare le corrispondenze che Imarisio ha pubblicato negli ultimi 14 anni sul Corriere della Sera. Titolo: Italia ventunesimo secolo. Volti e storie dagli anni dell . In copertina, il profilo della Concordia che affonda: Marco ha seguito il disastro fortemente simbolico del Giglio, e anche l con cui la nave è stata raddrizzata.

Il sottotitolo è giustificato. In effetti non è stato, e non è, un Gå Ner I Vikt Snabbt Gå Ner I Vikt Snabbt tempo facile, quello che il libro racconta. Sono articoli che i lettori del Corriere conoscono già. Ma rivederli in fila è utile, oltre che dilettevole. Il tempo non li UGG Scarpe Prezzi ha resi meno interessanti, anzi; anche i più vecchi si leggono di un fiato. Ci sono pagine di grande giornalismo: come quella sulla morte di Pantani; o l tra Giuliana Sgrena e la vedova di Nicola Calipari, l che si è fatto uccidere per salvare la vita della giornalista rapita in Iraq; o la fine della bimba con la felpa di Hello Kitty (vale la pena rileggere l Questo fagotto avvolto in una giacca dei vigili del fuoco che passa di mano in mano era una bambina che si chiamava Janissa).

Imarisio dimostra alcune caratteristiche fondamentali per chi fa il nostro mestiere. Il coraggio. L politica delle cose: si pensi ad esempio alla ferma condanna delle violenze in Val di Susa, Giubbotto Peuterey formulata non stando seduti al computer in base a un riflesso ideologico, ma seguendo e documentando i fatti, la strumentalizzazione del Tav a opera dei violenti, l responsabile delle forze dell e anche le ragioni dei valligiani. Si capisce bene che Imarisio, senza bisogno di dichiararlo, ama il Paese Viktminskning Tabletter che racconta; e proprio per questo lo critica, ne denuncia gli scandali, ne descrive i vizi, sia pure con una profonda pietà per le vittime e in qualche modo anche per i carnefici. Soprattutto, Marco sa spalmare i suoi articoli Viktminskning Tabletter con la vita. E c bisogno di giornalisti che vivano la sofferenza e la speranza delle persone, quelle che nel giornalismo da salotto non sono ammesse, se non per fare il tifo o applaudire le invettive e gli insulti. Pubblicare in un libro i propri articoli non è da tutti. Ma è un sogno di ogni reporter. Lasciare una traccia. Fermare il tempo che brucia i ricordi, che fa invecchiare le parole, che rende all inutile la fatica e persino il dolore.

Marco Imarisio ci è riuscito, e questo è un motivo di soddisfazione per l comunità del Corriere; anche per i colleghi il cui nome non appare sul giornale, ma senza cui nessun inviato potrebbe scrivere una sola riga, e nessun lettore leggerla.

CRONACHE D DI FRONTE ALL libro di Marco Imarisio sui fatti degli ultimi vent fronte ai fatti, argomenti testardi, Går Man Ner I Vikt l sta nel punto di vista, risiede nella possibilità di scegliersi l visuale per raccontarli. Un dettaglio, un un suono, sono le prospettive per affacciarsi alla finestra e guardare a un Paese fragile e violento, cialtrone e generoso. Scarpe UGG Uomo Contraddittorio e coerente a suo modo. Capace di riproporre l sempre uguale e sempre diverso. Perché diverse sono le maschere umane che lo indossano o lo subiscono.

Di questi racconti quotidiani come sono gli articoli di un giornale, è intessuta la trama di Italia, ventunesimo secolo, un dei che Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera ha pubblicato negli ultimi 15 anni. Andando nei borghi e nelle città che si sgretolano, quando la terra trema o viene inghiottita dalla piena che viene giù dalla montagna di Giampilieri o allaga Genova.

Dalla finestra di Imarisio si vede il mondo dei ghetti, dove ci si spara sulle scale di un asilo o si muore in un laboratorio di sartoria nel ventre di un palazzo sbilenco. O ci si aggrappa alla paura del diverso per non guardare al mostro che si ha dentro.

Ci sono i cinesi che non muoiono mai e gli italiani che mangiano accanto al bugliolo in celle cucina e latrina che a svuotarle sì che occorrerebbe un gesto umanitario. Quelli pagati a metro di muri tirati su, che avvitano bulloni per una vita intera, che nei cantieri e nelle fabbriche ci muoiono. Ci sono i fanatici che covano odio nella pancia dell pronti a seminare morte e terrore nell da kamikaze per riscattare esistenze che a condurle occorre un infinito coraggio.

Negli anni dell il nostro, Imarisio ha viaggiato in lungo e in largo per l Si è fermato all Cantagallo: Un posto ordinato per vite normali, quindi quasi mai ordinate. Si è mischiato tra la folla di Pontida e quella dei grillini dove non c posto per uno spillo e per il dubbio. A Novi Ligure è andato a scegliersi il punto di vista di Francesco Di Nardo, il papà di Erika che si è tenuto stretto quella figlia che in un giorno di follia, insieme con il fidanzatino Omar, le portò via tutto ma è anche tutto quello che gli rimane.

Del massacro della Diaz c il prima: il silenzio della zona rossa, la città che non è più padrona di se stessa e la stupidità dei black bloc e le loro finte guerre. E c il dopo: Una manata di sangue che sta colando sul registro di classe della II B in quella che era una scuola e divenne un mattatoio. C il ragazzo con la trave che ha smaltito la furia dei giorni della rivolta del G8 ma non la rabbia sorda per un Paese che gioca alla lotteria dei destini di intere generazioni truccando l C Mario Placanica, il carabiniere che sparò in piazza Alimondae se ne sta rintanato al Sud, smarrito e impaurito quando su Carlo Giuliani è appena iniziato lo scempio della retorica.

Con la voglia di raccontarlo questo mondo che non ha mai una sola faccia, che non è mai bianco o nero, Imarisio va a cercarsi il dettaglio che illumina, lo sprazzo di luce in mezzo ai titoli che si ripetono nel rullo delle notizie che si ripropongono. C Cogne senza plastici, ci sono i dubbi e una infinita pietas per le miserie di tutti: vittime e carnefici: l nazista, l (ultimo?) brigatista, Marcello Dell e il suo doppio, un umanissimo Marco Pantani.