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Come dire l’abito non fa il monaco

Come dire l’abito non fa il monaco

La prassi della democraziaIl ruolo della politica internazionaleIl ruolo e la tutela dei lavoratoriRicerca scientifica Giacconi Peuterey e politica economicaLa comunicazione pubblica e la RAILa BaseLa storiaLa PubblicisticaI protagonistiArticoli e scritti di GranelliEcco perché scelgo la denominazione di Democrazia cristiana

Non è la prima volta che intervengo, sul quotidiano del partito, in difesa del mantenimento del nome Democrazia Cristiana. Ma ora intendo sviluppare, in una serie di articoli, le ragioni a sostegno della scelta che farò quando sarò chiamato a votare per il Referendum che è stato convocato, dopo l’Assemblea Costituente, con ritardo e con modalità discutibili. difficile un dibattito approfondito quando si invita non a scegliere su due nomi da dare al partito, posti concettualmente su un piano di parità, ma sulla proposta fatta dal segretario a favore del PPI che mette molti in imbarazzo per il timore di revocare una fiducia in Martinazzoli assolutamente necessaria.

Si aggiunga che tutto deve essere fatto, più o meno in trenta giorni con una organizzazione demandata al livello regionale in una situazione periferica ove, in taluni casi, si sono precipitati i tempi nel cambiare il nome del partito, senza aspettare il referendum, in una logica di atti compiuti e persino con rischi di divisione della DC nell’intento di anticipare una scelta per il PPI ritenuta irreversibile. Si è poi fissata una discutibilissima norma, non solo antistatutaria ma sbilanciata verso la forma del partito d’opinione, che consente anche a chi non aderisce né alla DC né al PPI di deciderne il nome.

Tutto ciò genera amarezza in chi credeva e crede nel Referendum come libero confronto di idee attorno a una questione, quella scelta del nome, che non è di poco conto. La propaganda è invece a senso unico. Il dibattito non sembra decollare e, in molti casi, non è favorito perché si interpreta il Referendum come un inutile rituale che fa perdere tempo per una decisione in sostanza già presa e motivata addirittura con il fine di sciogliere la DC e costituire il nuovo soggetto politico PPI. Viene a proposito in mente la frase del signor Ford che, all’inizio del secolo, riconosceva agli americani il diritto di scegliere il colore della propria automobile purché fosse nera.

Non mi sottraggo per questo al dovere di dare, in ogni sede, il mio contributo di idee e di votare di conseguenza. Mi auguro che, alla fine, una procedura già criticabile sotto il profilo di una sostanziale democrazia non deragli addirittura, come ama dire Martinazzoli, in una affrettata e non verificabile conta di voti per proclamare in fretta e furia, sottraendo al congresso una prerogativa difficilmente annullabile, il nuovo nome del partito. Una simile forzatura potrebbe riaprire casi di coscienza e lacerazioni che già tendevano a manifestarsi prima dell’Assemblea costituente.

interesse di tutti che il nuovo nome del partito sia adottato solennemente al congresso, nel rispetto della legalità, e sia concordemente applicato in tutta Italia, come conviene a una forza democratica nazionale, per dar luogo ad un coerente rilancio ideale, organizzativo, politico. In questo quadro ribadisco, e lo ripeterò, se sarà possibile al congresso, che è un errore abbandonare il nome di Democrazia Cristiana. La necessità di un Scarpe UGG Online radicale cambiamento di costume, di strutture, di programmi, di classe dirigente è, non da oggi, per me, un punto fermo assoluto che non dipende automaticamente dalla scelta del nome. Ad un nome nuovo può corrispondere, se manca l’effettiva volontà di cambiamento, una realtà adattata opportunisticamente alla moda corrente.

Un nome antico, più che vecchio, può essere reso credibile se si dimostra di voler cambiare non solo a parole per liberare il partito dai tradimenti, dalle degenerazioni, dalle omissioni, che lo hanno deturpato. Il nome Democrazia Cristiana esprime, oltre che una tradizione ideale e storica che non si può rinnegare, se non altro per il suo apporto determinante allo sviluppo libero del Paese, valori che sono obiettivamente di straordinaria attualità. Tra l’altro il mancato riferimento formale a una idea di partito, in tempi di aspra critica alla partitocrazia, ha qualche vantaggio psicologico.

Sono convinto, guardando alla sostanza, che non c’è democrazia senza partiti, ma proprio per questo è doveroso ricordare che la DC lo era e lo è in modo che conferisce più importanza ai valori di fondo della sua ispirazione che allo strumento storico e organizzativo per la loro affermazione. La crisi che ha investito i regimi politici, in ogni parte del mondo, è obiettivamente riscontrabile, oltre che nella caduta di ordinamenti autoritari che si sono sovrapposti alle società, in un deficit sostanziale di democrazia che mette in evidenza anche il limite spesso formalistico di molte conquiste realizzate nei sistemi parlamentari.

La realizzazione della democrazia in tutti i campi, dall’ordinamento degli Stati all’economia, dal pluralismo autogovernante della società a un sistema internazionale fondato sul diritto dei popoli, è un traguardo attualissimo per la liberazione dell’uomo, di tutti gli uomini, e per V allargamento in termini di partecipazione alla costruzione del proprio futuro, del concetto di cittadinanza. Stanno tornando a questa consapevolezza persino i movimenti più condizionati, in Europa, da una visione ideologica della politica. Se ne rendono conto i fautori del superamento del conflitto sociale con il benessere o il paternalismo assistenzialistico perché l’uomo, anche quando è libero dal bisogno, resta inquieto senza il riconoscimento dei diritti che la democrazia afferma e deve proporsi di realizzare.

Perché dobbiamo abbandonare, per motivi contingenti anche se drammatici, questa valida qualificazione? Il popolarismo, che pure ha un significato importante sul quale si dovrà tornare in un’altra occasione, è più generico e meno rassicurante per quanto riguarda il cammino storico della libertà e delle istituzioni che la garantiscono. Ancora più essenziale è il riferimento alla ispirazione cristiana. Anche dal Concilio Vaticano II sono venuti impulsi autorevoli, confermati dal Magistero della Chiesa cattolica, ad imprimere alla politica, senza ritorni clericali che danneggerebbero la stessa religione, Scarpe UGG Donna un forte connotato etico e ad operare perché gli uomini di buona volontà anche di fedi diverse possano ritrovare, nel pluralismo delle scelte, i valori cristiani della difesa della persona, della giustizia, della solidarietà.

Le intuizioni di Sturzo, di De Gasperi, di Moro, hanno oggi, ancor più di ieri, una forte convalida ideale e storica. Sono minori, anche se latenti in carenze culturali e spirituali dei singoli più che nell’azione della Chiesa, i pericoli di un integralismo intollerante che impedisca rincontro, sul terreno del bene comune, con altre forze ideali che accettino la democrazia. Il perché “non possiamo non dirci cristiani” di Benedetto Croce è, anche per i laici, una affermazione più facile oggi di ieri se c’è onestà intellettuale e volontà di non ricadere in un anticlericalismo altrettanto fuori dalla storia. Perché proprio i cattolici che operano, in politica, in piena autonomia e sotto propria responsabilità, dovrebbero accantonare oggi, di nuovo per una ragione contingente, una qualificazione cristiana in senso sturziano che, oltretutto, è anche un severo richiamo al risanamento morale e alla necessità di cambiamenti non effimeri nella vita sociale, economica, politica?

Sono queste le ragioni che mi portano a sostenere la tesi del mantenimento, anche nella straordinaria crisi attuale, del nome di Democrazia Cristiana perché sono convinto che non è esso, come purtroppo si dimostrerà, l’ostacolo ad un cambiamento coraggioso nel nostro modo di fare politica. Si può discutere, come mi propongo di fare, anche di altre soluzioni ma a condizione di non restare in superficie in un contrasto puramente nominali stico sul come chiamare un partito.